Abbiamo fatto qualche domanda a Pif in merito a questo ed al suo esordio da regista. -
Con Il testimone affrontavi ogni tipo di argomento con una telecamera e la tua faccia, riuscendo a far conoscere realtà come ‘Telejato’ e quella dei ragazzi di ‘Addio pizzo’. Quali pensi siano le differenze principali, anche in virtù del film che stai girando, nel passare da un format televisivo al cinema trattando il tema mafia?
Nel Testimone ti faccio vedere la realtà, nel film la ricostruisco. Non è un dettaglio da poco.
Sono due linguaggi diversi, anche se alla fine la cosa che voglio comunicare è la stessa.
Pensi che la mancanza di filtri, nel tuo caso come in quello di Diego Bianchi ‘Zoro’, sia la forma di comunicazione più incisiva ? E quanto ritieni che questo successo sia agevolato dalla mancanza di chiarezza da parte dell’informazione tradizionale?
Io ritengo di sì. La più sincera. Ad esempio i servizi dei Tg, per mancanza di tempo o per incapacità, spesso son fatti male. Spesso l’audio non racconta il video, come se fossero fatti in tempi diversi. Non riesco a percepirlo come un prodotto “vero”.
(via Pif mini-intervista - L’uomo che filma la vita, e il progetto sulla mafia)